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Clausola sociale ,punteggi tecnici e livelli di inquadramento del personale .

Tar Campania, Napoli , Sezione Quarta, 4 aprile 2019 n.1894

In una procedura da aggiudicare con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa era disciplinata anche l’applicazione della “Clausola sociale” ai fini dell’attribuzione dei punteggi.

Il Capitolato prevedeva a tal fine  “ una congrua e adeguata distribuzione del personale inquadrato”, e tale congrua e adeguata distribuzione era esplicitamente riferita al “livello di inquadramento contrattuale e all’ immobile, a cui attribuire un numero di ore globali effettive (annue e complessive) ritenute necessarie per lo svolgimento del servizio”.

La Società aggiudicataria ( in funzione delle formule di attribuzione del punteggio che favoriva il II^ livello ) sceglieva di includere, nell’offerta tecnica, solo lavoratori di II^ livello , mentre in realtà il personale da reimpiegare in servizio aveva livelli di inquadramento molto diversificati.

Le imprese concorrenti infatti erano tenute a garantire la presenza del personale attualmente impiegato, inquadrato in tutti e cinque i livelli retributivi, mentre l’aggiudicataria aveva presentato un’offerta tecnica che prevedeva solo personale di II livello, ossia “ operai comuni” secondo quanto illustrato nel CCNL multi servizi, diversi sia da quelli “ qualificati “di III livello sia da quelli “specializzati” di IV livello.

Secondo Tar Campania, Napoli , Sezione Quarta, 4 aprile 2019 n.1894 questa scelta, finalizzata ad ottenere il massimo punteggio, si rivela non conforme alla legge di gara.

Per cui l’ offerta tecnica , senza adeguata distribuzione del personale , non doveva essere presa  in considerazione ab origine.

La stazione appaltante ha errato , contravvenendo alle regole che essa stessa si era data.

Nel rispetto della libertà di impresa, la lex specialis aveva lasciato libere le ditte partecipanti di adattare la propria struttura aziendale alle esigenze dell’Amministrazione, per cui ogni impresa era libera di impiegare lavoratori con qualifiche contrattuali più alte per compiti per i quali era sufficiente una qualifica più bassa, ovviamente rischiando una valutazione inferiore da parte della stazione appaltante (in ragione del coefficiente stabilito) e restando confinati nel rischio di impresa eventuali problematiche per demansionamento, a parità di salario, garantito dalla qualifica contrattuale.

In pratica, prosegue il Tar,  ben poteva l’impresa applicare IV^ o III^ livelli nei siti dove era richiesto il II^, rischiando però di vedersi attribuito un punteggio finale non ottimale rispetto ai 15 punti massimi, ma potendo comunque scegliere la soluzione più adatta alla propria struttura di impresa.

Non era però consentito il reciproco, nel senso che la struttura del capitolato imponeva comunque l’utilizzo di una parte di lavoratori con livelli diversi dal II^.

In pratica, il punteggio massimo non avrebbe mai potuto essere attribuito in ragione dell’omogeneità delle maestranze offerte (perché ciò era vietato dal capitolato tecnico) bensì dalla più o meno oculata composizione della compagine nel suo complesso, nel confronto con le altre ditte e tenuto conto dei diversi coefficienti.

Da questo discende l’inevitabile non conformità dell’offerta dell’aggiudicataria al Capitolato tecnico e la sua esclusione dalla procedura.

Scritto da Roberto Donati

Laureato in scienze politiche, appassionato di diritto con esperienza ventennale nella pubblica amministrazione in qualità di responsabilità del settore gare ed appalti, ed attuale responsabile del servizio Affari Generali della Siena Parcheggi Spa (società in house del Comune di Siena).