La pendenza del termine per l’impugnazione di una cartella esattoriale è elemento idoneo a ritenere la violazione tributaria non definitivamente accertata?
Risposta negativa arriva dal Tar Lombardia, Milano, sez. I, 09 gennaio 2018, n. 37, secondo il quale “la definitività dell’accertamento della violazione tributaria, come di recente affermato dal Consiglio di Stato, non è incisa dalla possibilità di impugnativa della cartella per la pendenza dei termini a tal fine fissati essendo accertata attraverso la stessa emanazione della cartella: quest’ultima può, invero, essere impugnata soltanto per vizi formali attinenti la stessa cartella, non potendo invece più essere rimessa in discussione la definitività dell’accertamento della sottostante pretesa tributaria (alla quale è appunto sottesa l’emanazione della cartella) (Cons. Stato, sez. V, sent. n. 3985/2017)”.
Cfr. conforme anche Tar Lazio, Roma, Sez. I-quater, 17 novembre 2017, n. 11384
Gli interessi e le sanzioni contribuiscono nella determinazione della gravità, e quindi al superamento dell’importo di cui all’articolo 48-bis, commi 1 e 2-bis, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602.?
L’importo della cartella sarebbe secondo la ricorrente irrilevante ai sensi dell’art. 80, d.lgs. n. 50/2016, poiché pari a euro 8.729,94 e non a 11.079,80: il RUP avrebbe omesso di considerare che il debito in questione avrebbe subito un aumento da euro 8.729,29 a euro 11.079,80 a causa delle sanzioni inflitte, pari e euro 2.320,80 e che solo a causa di esse il debito superava la soglia dei 10.000 euro.
Per il Collegio ciò è irrilevante, “e non può attribuirsi alcun rilievo al minore importo del debito riportato nella nota dell’Agenzia delle entrate del 19.5.2015, ricevuta dalla società ricorrente il 5.6.2015, ciò in quanto quello stesso debito ha subito un incremento proprio per effetto del mancato pagamento, nelle voci degli interessi e delle sanzioni”.
