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Soluzioni migliorative al progetto, permesso di costruire e validazione.

Consiglio di Stato, Sez. V, 08/10/2019, n. 6793

Se una soluzione migliorativa al progetto posto in gara ( una tettoia ) comporta l’eventuale necessità del rilascio del permesso di costruire e una (nuova) validazione del progetto, questo non significa che si sia in presenza di variante essenziale!

Questo il principio sancito da Consiglio di Stato, Sez. V, 08/10/2019, n. 6793.

L’appello è proposto da impresa avverso sentenza che ha considerato una variante – inammissibile – piuttosto che un miglioramento – ammissibile – la realizzazione di tettoia frangisole a copertura del lucernaio di vetro.

E’ interessante soffermarsi sulle motivazioni che inducono il Consiglio di Stato ad accogliere l’appello.

Dopo aver citato la giurisprudenza sulla distinzione tra varianti non consentite e miglioramenti ammessi rispetto ai progetti posti a base di gara, il Consiglio di Stato stabilisce che la tettoia frangisole contenuta nel progetto presentato dall’appellante non costituisce una inammissibile variante del progetto posto a base di gara dall’amministrazione appaltante, non emergendo in alcun modo che detta tettoria incida sulla struttura, sulla funzione e sulla tipologia del progetto a base di gara stravolgendola ovvero alteri i caratteri essenziali dell’edificio da realizzare e più in generale delle prestazioni richieste.

E’ poi da aggiungere che, diversamente da quanto ritenuto dal primo giudice .., la circostanza che per la realizzazione della tettoria sia (eventualmente) necessario il rilascio del permesso di costruire e una (nuova) validazione del progetto da realizzare non costituiscono elementi idonei a qualificare la tettoia come variante essenziale, inammissibile, piuttosto che offerta migliorativa.

Ammesso pure che tali titoli siano necessari (questione che tuttavia esula dalla presente controversia), quanto al primo (cioè il permesso di costruire) è sufficiente osservare che esso è titolo che autorizza la realizzazione di un manufatto e quindi la trasformazione urbanistica ed edilizia in conformità ai vigenti strumenti di pianificazione; si tratta in altri termini di un provvedimento accessorio ed autonomo rispetto al progetto da realizzare, come tale di per sé inidoneo a stabilire se il manufatto da realizzare (e oggetto del permesso di costruire) stravolga o meno il progetto posto a base di gara.

Ad identiche conclusioni deve giungersi anche con riferimento alla validazione, che esprimendo un giudizio di conformità o di appaltabilità di un progetto di opera pubblica, non è strumento di per sé idoneo a verificare se la modifica al progetto posto a base di una gara proposta dai concorrenti ne determini uno stravolgimento essenziale dal punto di vista funzionale o strutturale (così Cons. Stato, sez. V, 14 maggio 2018, n. 2853, secondo cui la necessità di nuovi titoli abilitativi non è di per sé indice di qualificazione dell’intervento in termini di variante, inammissibile, piuttosto che di proposta migliorativa, ammissibile).

Le osservazioni svolte escludono altresì che il permesso di costruire e la validazione (ammesso che siano necessari) integrino la fattispecie dei “nuovi pareri” sul progetto posto a base di gara, che, secondo la legge di gara, costituiva il limite intrinseco delle offerte tecniche (la legge di gara, come sopra ricordato, stabiliva infatti che esse non avrebbero potuto stravolgere il progetto posto a base di gara e che pertanto non potevano essere prese in considerazione varianti sostanziali al progetto che comportassero l’acquisizione di nuovi pareri).

L’appello viene accolto

Scritto da Roberto Donati

Laureato in scienze politiche, appassionato di diritto con esperienza ventennale nella pubblica amministrazione in qualità di responsabilità del settore gare ed appalti, ed attuale responsabile del servizio Affari Generali della Siena Parcheggi Spa (società in house del Comune di Siena).