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Il possesso della certificazione di qualità deve essere attestato soltanto dalla SOA?

Consiglio di Stato, Sez. III , 7 / 5 /2019 , n. 2932

Negli appalti di lavori il possesso della certificazione di qualità deve essere attestato soltanto dalla SOA?

Consiglio di Stato, Sez. III , 7 /5 /2019 , n. 2932 stabilisce che , di regola, è l’attestazione SOA a dare conto anche dell’esistenza della certificazione di qualità, ma non per questo una certificazione di qualità aggiornata, ma non ancora “integrata” nell’attestazione deve essere ritenuta irrilevante.

Il Consiglio di Stato accoglie l’appello di impresa ( originariamente aggiudicataria ) e poi successivamente esclusa .

L’impresa appellante aveva prodotto in gara  una attestazione SOA valida, ma contenente il riferimento ad una certificazione di qualità UNI EN ISO 9001:2008 scaduta prima dell’invio delle lettere di invito.

In gara ,insieme all’Attestato SOA, produceva inoltre  una nuova certificazione di qualità UNI EN ISO 9001:2015 con validità di soli due mesi posteriore al termine di scadenza per la presentazione delle offerte ( validità sino a dicembre 2018 ) .

La ditta seconda classificata ricorreva al Tar Puglia, Sezione di Lecce, sostenendo come l’Attestazione SOA e la nuova Certificazione di qualità non fossero sufficienti, in quanto la dimostrazione del possesso della certificazione di qualità doveva essere attestata dalla SOA.

Inoltre, la scadenza appena posteriore della nuova Certificazione non avrebbe consentito di disporre l’aggiudicazione, poiché impediva la stipula del contratto, stante il principio della continuità dei requisiti di idoneità.

Nonostante che in giudizio l’impresa appellante avesse prodotto una nuova attestazione SOA, in esito a verifica triennale e con scadenza validità a gennaio 2021 e contenente il riferimento ad una certificazione di qualità UNI EN ISO 9001:2015 con scadenza dicembre 2021 , il Tar Lecce Sez. II con Sentenza n. 253 del 14 febbraio 2019 accoglieva il ricorso della seconda classificata.

Il Tar Lecce ha stabilito che il venir meno della certificazione di qualità, ha fatto venir meno la attestazione SOA per il periodo successivo alla citata scadenza: tale attestazione SOA non poteva essere, quindi, ritenuta in corso di validità già alla data della lettera di invito. Né può valere, a sostegno della legittima partecipazione alla gara della ditta controinteressata, il certificato di qualità con scadenza 22 dicembre 2018 (anche questo prodotto in gara), perché non “integrato” in attestazione SOA, come invece prescritto dall’art. 84, comma 4, lett. “c”.

Di diverso avviso il Consiglio di Stato

Il Collegio non condivide la considerazione dei rapporti tra attestazione SOA e certificazione di qualità, posta dal TAR Lecce alla base della decisione.

La valutazione del Consiglio di Stato si basa su un approccio che definirei sostanzialistico .

Lo scopo della disciplina sulla qualificazione delle imprese , afferma il Consiglio di Stato, non è quello che alle procedure di affidamento partecipino soggetti formalmente idonei, ma quello di selezionare operatori che risultino in modo certo in possesso dei prescritti requisiti sostanziali, tali da renderli realmente affidabili nei confronti della stazione appaltante.

Nel caso in esame, alla luce della documentazione esistente, non è in discussione che l’impresa sia stata in possesso dei requisiti sostanziali di qualificazione, senza soluzione di continuità per tutto il periodo che va dalla presentazione della domanda all’aggiudicazione. Mentre ciò che riguarda il periodo successivo non rileva ai fini della legittimità dell’aggiudicazione, oggetto della controversia.

In pratica, all’appellante si è rimproverato di non aver prodotto in gara (bensì soltanto in giudizio, allorché la questione è stata sollevata dalla società concorrente) una nuova attestazione SOA che recepisse formalmente la rinnovazione della certificazione di qualità già da tempo ottenuta, da parte del medesimo organismo certificatore e con riferimento alla normativa tecnica unificata aggiornata.

Ora, se è vero che, di regola, è l’attestazione SOA, in base all’art. 84, comma 4, lettera c), del Codice dei contratti, a dare conto anche dell’esistenza della certificazione di qualità, non per questo una certificazione di qualità aggiornata, ma non ancora “integrata” nell’attestazione deve essere ritenuta irrilevante.

Del resto, la verifica del requisito sulla base del parametro UNI EN ISO 9000 rientra nella competenza esclusiva dell’organismo certificatore all’uopo accreditato ai sensi delle norme europee, e rispetto ad essa la SOA non può che recepirne il contenuto; né, nel caso in esame, alcunché è stato dedotto in contrario sotto il profilo della validità sostanziale delle certificazioni o della idoneità dell’organismo certificatore.

Senza contare che un’attestazione SOA in corso di validità è formalmente idonea a comprovare il possesso del relativo requisito di qualificazione fino a che non venga impugnata, ma ciò nel caso in esame non è avvenuto.

Se la ditta appellante non ha dimostrato in gara di essersi attivata per ottenere una attestazione aggiornata, è perché la stazione appaltante non aveva sollevato, in ordine alla sufficienza di quella prodotta, alcuna perplessità o richiesta di integrazioni o chiarimenti. La verifica è quindi avvenuta in giudizio, ed ha confermato il possesso del requisito, ormai risultante anche da un’attestazione SOA aggiornata prima della scadenza del termine di verifica.

Dall’ammissione alla gara, contrariamente a quanto ha ritenuto il TAR, non discende una violazione della par condicio, a meno di non voler demandare l’esito del confronto concorrenziale alla diligenza nella predisposizione formale della documentazione di gara, ma tuttavia non concretamente rilevante ai fini della idoneità operativa – con evidente detrimento della massima partecipazione e della opportunità di selezionare l’offerta migliore, principi che devono parimenti orientare l’interpretazione delle disposizioni del Codice dei contratti.

In conclusione, l’appello deve essere accolto e, in riforma della sentenza appellata, deve essere respinto il ricorso proposto in primo grado.

Scritto da Roberto Donati

Laureato in scienze politiche, appassionato di diritto con esperienza ventennale nella pubblica amministrazione in qualità di responsabilità del settore gare ed appalti, ed attuale responsabile del servizio Affari Generali della Siena Parcheggi Spa (società in house del Comune di Siena).