in

Omessa indicazione costi manodopera: avete davvero rotto le…

Consiglio di Stato, sez. V, 4 ottobre 2019, n. 6688

L’annosa (e noiosa) questione sembrava chiusa, quando solo pochi mesi fa la Corte di giustizia UE (sez IX, 2 maggio 2019 C-309/18) affermò che l’esclusione per l’omessa separata indicazione degli oneri per la manodopera potesse comportare l’esclusione della medesima senza possibilità di soccorso istruttorio, anche nell’ipotesi in cui l’obbligo di indicare i suddetti costi separatamente non fosse specificato nella documentazione della gara d’appalto, sempreché le disposizioni della gara d’appalto consentano agli offerenti di indicare i costi in questione.

Il Consiglio di Stato, sez. V, 4 ottobre 2019, n. 6688 con un’interpretazione elastica del principio di diritto riapre la partita.

L’appellante contesta in giudizio l’esclusione, deducendo la violazione degli artt. 95 e 83 del d.lgs. n. 50/2016 e del principio di tassatività delle cause di esclusione, facendo leva sulla mancata previsione da parte della legge di gara di una espressa sanzione espulsiva per l’omissione dichiarativa in parola e sulla conseguente necessità da parte della stazione appaltante di attivare il soccorso istruttorio.

Secondo il Collegio, se la documentazione di gara ed il modello dell’offerta non è omogenea o improntata alla necessaria chiarezza, il soccorso istruttorio è da attivare, in quanto “oggettivamente idonea a ingenerare in capo ai partecipanti il dubbio in ordine alla individuazione di quali siano le “non conformità” della domanda di partecipazione soggette alla sanzione di irricevibilità, e, pertanto, a causare il plausibile timore di subire la predetta conseguenza negativa in caso di presentazione di una domanda contenente modifiche al modello allegato alla lex specialis.

Tutti i predetti elementi portano a concludere per la correttezza del ricorso nella fattispecie al rimedio del soccorso istruttorio volto a verificare il rispetto “sostanziale” dell’art. 95, comma 10 del d.lgs. n. 50/2016, i cui esiti sono stati validati dalla sentenza appellata in aderenza a conforme giurisprudenza, risultante non contrastante con la posizione poi assunta dalla Corte di giustizia”.

Norma da abrogare subito. Incombente non previsto dalle direttive, inidoneo a tutelare i lavoratori in quanto espediente meramente formale, certamente meglio verificabile nella successiva fase di verifica della congruità, e foriero solo di altissimo contenzioso.

Scritto da Elvis Cavalleri

Senior partner della società TrasP.A.re, specializzata in contratti pubblici; laureato in giurisprudenza, in scienze e gestione dei servizi (scienze della pubblica amministrazione) ed in scienze del servizio sociale; esperienza decennale in qualità di dipendente di pubbliche amministrazioni nella gestione di gare d'appalto; curatore scientifico del portale giurisprudenzappalti.it