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In ordine alla legittimità dell’attribuzione di punteggio per la certificazione qualità

Tar Lombardia, Brescia, sez. II, 13 febbraio 2018, n. 176

É legittima l’attribuzione di punteggio qualitativo per il possesso della certificazione di qualità?

Ni, e comunque cum grano salis!

L’odierno Tar Lombardia, Brescia, sez. II, 13 febbraio 2018, n. 176 censura infatti l’attribuzione di 10 punti a tale aspetto, poiché “l’attribuzione di un così alto punteggio al possesso di certificazioni di qualità con riferimento a un’attività come quella posta in gara, che non richiede particolari processi organizzativi (trattandosi di somministrazione di alimenti e bevande e non anche di “ristorazione”) appare sproporzionata. E lo risulta ancor più se si considera che essa è da sola sufficiente a stravolgere gli effetti dell’aggiudicazione di una gara che vede, per tutti gli aspetti (e, in primo luogo, per quello del personale impiegato per la miglior offerta del servizio), prevalente l’offerta dell’odierna ricorrente.

(…) Ciò conduce il Collegio a riaffermare che, essendo il servizio in gara privo di rilevanti aspetti organizzativi diversi da quelli connessi alla garanzia della sicurezza alimentare garantita dalle norme dell’H.A.C.C.P., alla pur legittima valorizzazione del possesso delle certificazioni in parola è stato attribuito un peso che risulta essere, in concreto, sproporzionato.

È pur vero, infatti, che in molti casi il possesso delle certificazioni è addirittura richiesto come requisito di partecipazione, ma, laddove, come nel caso di specie, la stazione appaltante abbia discrezionalmente ritenuto non necessario – come condizione per l’ammissione alla gara – la titolarità di esse, appare illogico che essa sia da sola sufficiente a stravolgere gli effetti, ai fini dell’aggiudicazione, scaturenti dall’assegnazione degli altri punteggi correlati all’offerta.

Nel caso di specie, infatti, per tutti gli altri elementi di valutazione è risultata prevalente l’offerta dell’odierna ricorrente.

Ne consegue che, se la valorizzazione del possesso della certificazione non può, di per sé, essere ritenuta discriminatoria, in quanto anche le piccole aziende possono accedervi, essendo le certificazioni conseguibili a prescindere dalle dimensioni e dal volume d’affari dell’impresa, ancorché con costi di un certo rilievo, lo diventa nel momento in cui nemmeno l’aver formulato la migliore offerta in relazione a tutti gli altri parametri valutati può essere sufficiente a determinare l’aggiudicazione della gara rispetto a un concorrente che esibisca la certificazione stessa.

In effetti, posto che le due offerte non presentano un grande divario sotto il profilo economico, ciò evidenzia ancor più come il punteggio dell’offerta tecnica dell’aggiudicataria fosse di gran lunga meno rispondente ai parametri evidenziati e il relativo gap sia stato irragionevolmente colmato solo dal possesso della certificazione in questione.

È pur vero, infatti, che ciò comporta un annullamento solo parziale del bando e cioè limitatamente alla parte in cui prevede l’assegnazione di dieci punti su quaranta al possesso delle certificazioni di cui si è discusso. Ciononostante esso determina l’obbligo per la stazione appaltante di predisporre un nuovo bando, emendato rispetto ai vizi rilevati e di rinnovare la gara sulla scorta di esso.

La clausola annullata per l’irrazionalità evidenziata, infatti, non può ritenersi autonoma rispetto alle altre, in particolare in quanto la sua caducazione non consentirebbe una corretta attribuzione del punteggio, dal momento che si è stabilito che l’illegittimità non risieda nell’aver previsto l’attribuzione di un punteggio alla certificazione di qualità, ma nell’aver correlato al possesso di essa un punteggio eccessivamente incisivo, senza che ciò sia debitamente motivato da particolarità del servizio che, nel caso di specie, non sono state individuate“.

Scritto da Elvis Cavalleri

Senior partner della società TrasP.A.re, specializzata in contratti pubblici; laureato in giurisprudenza, in scienze e gestione dei servizi (scienze della pubblica amministrazione) ed in scienze del servizio sociale; esperienza decennale in qualità di dipendente di pubbliche amministrazioni nella gestione di gare d'appalto; curatore scientifico del portale giurisprudenzappalti.it