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Attribuzione punteggio per il possesso della ISO 14001

Delibera Anac n. 1091, depositata in data 08/11/2017

È legittima l’attribuzione di punteggio nell’ambito della valutazione delle offerte tecniche per il possesso in capo al concorrente della certificazione ISO 14001?

Risposta affermativa arriva dalla Delibera Anac n. 1091, depositata in data 08/11/2017, ove si legge che “con l’entrata in vigore del nuovo Codice il divieto generale  di commistione tra le caratteristiche oggettive dell’offerta e i requisiti  soggettivi dell’impresa concorrente riceve un’applicazione per così dire  “attenuata”, alla luce del principio di proporzionalità ed in relazione  all’art. 83 del Codice dei contratti che, nel delineare i criteri di  valutazione dell’offerta da aggiudicare con il criterio dell’offerta  economicamente più vantaggiosa, prescrive che gli elementi di valutazione debbano  essere pertinenti alla natura, all’oggetto e alle caratteristiche del contratto. 
Nelle linee guida ANAC n.2 Delibera del 21 settembre 2016 in  tema di offerta economicamente più vantaggiosa, si è confermato tale indirizzo,  infatti si afferma che, con l’elenco di criteri di valutazione che la stazione  appaltante può considerare al fine di differenziare le offerte in rispondenza  alle esigenze cui vuole assolvere,  contenuto  nell’art. 95 del Codice, «viene definitivamente superata la rigida separazione  tra requisiti di partecipazione e criteri di valutazione che aveva  caratterizzato a lungo la materia della contrattualistica pubblica. Nella  valutazione delle offerte possono essere valutati i profili di carattere  soggettivo introdotti, qualora consentano di apprezzare meglio il contenuto e  l’affidabilità dell’offerta o di valorizzare caratteristiche dell’offerta  ritenute particolarmente meritevoli; in ogni caso, devono riguardare aspetti,  quali quelli indicati dal Codice, che incidono in maniera diretta sulla qualità  della prestazione. Naturalmente, anche in questo caso, la valutazione  dell’offerta riguarda, di regola, solo la parte eccedente la soglia richiesta  per la partecipazione alla gara, purché ciò non si traduca in un escamotage per  introdurre criteri dimensionali».
Inoltre si evidenzia che il possesso della certificazione di  qualità è stato definito un requisito di natura ambivalente. Infatti, lo stesso  art. 40 del vecchio codice appalti, nel prevedere che “i soggetti esecutori a  qualsiasi titolo di lavori pubblici devono essere qualificati e improntare la  loro attività ai principi della qualità, della professionalità e della  correttezza. Allo stesso fine i prodotti, i processi, i servizi e i sistemi di  qualità aziendali impiegati dai medesimi soggetti sono sottoposti a  certificazione, ai sensi della normativa vigente”, mostra di considerare  l’ambivalenza del criterio.
«In definitiva, la qualificazione posseduta dal concorrente  non è solo requisito di natura soggettiva, perché essa finisce con l’illustrare  anche caratteristiche oggettive del processo produttivo aziendale del  concorrente medesimo e può, senza alcuna contraddizione logica, concorrere al  conseguimento di punteggi previsti per la valutazione dell’offerta tecnica,  secondo le prescrizioni della lex specialis (…) Non si ravvisa, del resto,  alcuna incongruenza sul piano logico nel ritenere ambivalente la certificazione  di qualità posto che, una cosa è il possesso del requisito soggettivo ai fini  del superamento della fase di qualificazione, altra cosa è riconoscere che  l’offerta tecnica presentata dal concorrente assume una particolare fisionomia  in termini qualitativi, il che la rende meritevole di premialità in sede di  gara »(Tar Puglia – Lecce sent. n. 1294 del 3.6.2013).
La possibilità di applicare in maniera “attenuata” il divieto  generale, di derivazione comunitaria, di commistione tra le caratteristiche  oggettive della offerta e i requisiti soggettivi della impresa concorrente, è  da ritenere ammessa soltanto al ricorrere di due condizioni:  che aspetti della attività della impresa  possano effettivamente “illuminare” la qualità della offerta (cfr. CdS, VI,  2770/08 e sez. V n. 837/09), e che lo specifico punteggio assegnato, ai fini  dell’aggiudicazione, per attività analoghe a quella oggetto dell’appalto, non  incida in maniera rilevante sulla determinazione del punteggio complessivo.  (vd. Consiglio di Stato n. 5197/2012 del 03/10/2012).
Nella controversia in oggetto, inerente servizi di pulizia,  la certificazione di qualità UNI EN ISO 9001 è un requisito di natura  soggettiva che viene previsto come condizione di partecipazione. Il requisito  richiesto è descritto dalla norma come un modello di gestione aziendale  orientato alla soddisfazione del cliente attraverso una serie di requisiti  organizzativi e operativi che le aziende adottano con la specifica finalità di  acquisire efficienza e competitività. La ISO 14001 è invece una peculiarità  ulteriore e diversa per finalità, infatti si tratta di uno standard  internazionale volto a certificare il Sistema di Gestione Ambientale delle  organizzazioni, attestazione rilasciata anch’essa da un organismo indipendente  accreditato per certificare l’impegno di un’azienda a migliorare l’efficienza  ambientale. Può costituire un elemento utile a differenziare le offerte  nell’ottica di perseguire il miglior rapporto qualità prezzo e quindi essere  valutato anche per apprezzare e valorizzare l’offerta. La misura dei cinque  punti su cento assegnata al requisito appare proporzionata e non eccessivamente  rilevante rispetto al punteggio complessivo”.

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Scritto da Elvis Cavalleri

Senior partner della società TrasP.A.re, specializzata in contratti pubblici; laureato in scienze e gestione dei servizi (scienze della pubblica amministrazione) ed in scienze del servizio sociale; laureando in giurisprudenza; esperienza decennale in qualità di dipendente di pubbliche amministrazioni nella gestione di gare d'appalto; curatore scientifico del portale giurisprudenzappalti.it