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Condanne penali non dichiarate nell’istanza di partecipazione. Esclusione

Tar Marche , Sez. I , 08 / 08 / 2019 , n. 534

Il legale rappresentante dell’impresa aggiudicataria non aveva dichiarato nell’istanza di partecipazione due condanne penali. La stazione appaltante esclude l’impresa.

A fronte del ricorso dell’impresa originariamente aggiudicataria il Tar Marche ,Sez. I, 08 / 08 / 2019 ,n.534 ,conferma la legittimità dell’operato della stazione appaltante.

Dopo aver citato l’art. 80, comma 5, lettera f bis), del d.lgs. n. 50 del 2016 , che sanziona con l’esclusione l’operatore economico che “presenti nella procedura di gara in corso e negli affidamenti di subappalti documentazione o dichiarazioni non veritiere”, il Tar rileva come sia incontestato come  nella domanda di partecipazione alla gara il legale rappresentante della ricorrente abbia dichiarato di non trovarsi in nessuna delle cause di esclusione di cui all’art. 80, commi 1, 2, 3, 4 e 5, del d.lgs. n. 50 del 2016.

E’ però altresì incontestato come  il medesimo abbia subito una condanna, per la quale non è ancora intervenuta la riabilitazione, rilevante ai sensi del menzionato art. 80, comma 5, lettere a) e c), del d.lgs. n. 50 del 2016; pertanto, il fatto stesso di aver omesso l’indicazione delle condanne subite (di cui una obiettivamente idonea ad incidere sulla moralità professionale dell’impresa) e di aver reso una dichiarazione non veritiera in seno alla domanda di partecipazione costituisce un’autonoma causa di esclusione ex lege, senza necessità di ulteriori valutazioni e accertamenti da parte della stazione appaltante.

Come chiarito dalla giurisprudenza amministrativa, dai cui principi il Collegio non ravvisa alcun motivo per discostarsi, l’art. 80, comma 5, lett. a), del d.lgs. n. 50 del 2016, nel richiedere che ciascuna gara sia preceduta dalla verifica dell’osservanza delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro da parte delle imprese concorrenti, riserva il compito di vaglio alle stazioni appaltanti e non lo lascia all’autovalutazione – evidentemente non priva di rischi di conflitto di interessi – dei concorrenti, per cui non è ammissibile che la relativa valutazione sia eseguita, a monte, dalla concorrente la quale autonomamente giudichi irrilevanti i propri precedenti negativi, omettendo di segnalarli con la prescritta dichiarazione.

Ne consegue che l’omessa dichiarazione di precedenti sentenze di condanna riportate da esponenti aziendali costituisce legittima causa di esclusione dell’impresa da una gara ad evidenza pubblica, ai sensi dell’art. 80, comma 5, lettere c) e f bis), del d.lgs. n. 50 del 2016, trattandosi di dichiarazione reticente, che non fornisce un quadro completo della situazione effettivamente esistente e che non consente il normale ed esauriente dispiegarsi del processo decisionale della stazione appaltante in merito alla sussistenza di eventuali gravi illeciti professionali (in tal senso, T.A.R. Lazio Roma, sez. II , 5 febbraio 2019, n. 1476; in termini analoghi, Consiglio di Stato, sez. V, 12 marzo 2019, n. 1644 e 24 gennaio 2019, n. 591).

Il ricorso viene respinto.

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Scritto da Roberto Donati

Laureato in scienze politiche, appassionato di diritto con esperienza ventennale nella pubblica amministrazione in qualità di responsabilità del settore gare ed appalti, ed attuale responsabile del servizio Affari Generali della Siena Parcheggi Spa (società in house del Comune di Siena).