È legittima la stima nel PEF del concorrente di ricavi maggiori di quelli stimati nel bando?
In linea con quanto previsto dal Tar Calabrese, qui commentato, il Tar Lombardia, Brescia, Sez. I, 04 dicembre 2017, n. 1408 risponde affermativamente, precisando che “il valore stimato non può essere inteso come il limite dei ricavi. La gestione dei distributori automatici configura infatti una concessione di servizi, ossia un rapporto che si basa su un’assunzione di rischio operativo da parte del concessionario, il quale si rivolge a un’ampia platea di potenziali clienti e spera di ottenere da questi il massimo guadagno possibile (v. art. 3 comma 1-vv del Dlgs. 50/2016). Non è evidentemente semplice giudicare antieconomica un’attività che ha per definizione una redditività variabile. Mancando un corrispettivo certo come negli appalti, è sempre possibile ipotizzare ricavi ulteriori, grazie all’attrazione di nuova domanda o a una gestione virtuosa dei costi, così come non si può escludere che il calcolo si riveli sbagliato e la gestione risulti insostenibile nel lungo periodo. In ogni caso, se un imprenditore è disposto ad assumere il rischio implicito nella concessione di servizi, comprimendo i propri margini per stare sul mercato, la congruità dell’offerta non deve essere verificata secondo un modello fisso, e tantomeno elaborando tale modello sullo schema dei bilanci passati.
Le uniche valutazioni ammissibili sono sostanzialmente quelle che riguardano l’affidabilità e l’organizzazione dell’azienda. Si tratta inevitabilmente di un esame a maglie larghe, con il quale possono essere escluse, in definitiva, solo le offerte del tutto velleitarie. Sotto questo profilo, sono rassicuranti gli elementi forniti dalla difesa dell’Università (v. memoria depositata il 25 luglio 2017) e dalle giustificazioni della controinteressata (v. doc. 12 dell’Università). In particolare, occorre sottolineare: (a) la posizione di rilievo assunta dalla controinteressata tra gli operatori del settore a livello nazionale, con ricavi complessivi superiori a € 16.000.000, un EBITDA pari a circa € 3.000.000, e oneri finanziari pari a zero; (b) l’assenza di investimenti recenti per il rinnovo dei distributori automatici (tutti i 67 dispositivi offerti hanno tra i due e i quattro anni, e dunque sono in gran parte ammortizzati); (c) la concentrazione del 90% del personale nel territorio del Comune e della Provincia di Brescia, con riduzione dei costi di spostamento”.
