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Dissociazione da soggetto cessato

Tar Basilicata, Potenza, Sez. I, 14 novembre 2017, n. 707

Il Tar Basilicata, Potenza, Sez. I, 14 novembre 2017, n. 707 individua Indizi inidonei a caratterizzare in senso concreto, effettivo e univoco la formale dissociazione del soggetto cessato avverso il quale nel caso di specie era stata emessa sentenza di condanna definitiva per concorso in bancarotta fraudolenta, con inabilitazione all’esercizio di impresa commerciale e incapacità ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa per la durata di 10 anni

Occorre qui valorizzare i numerosi elementi che fanno ritenere al Collegio che nel caso di specie non sia stata data adeguata prova dell’avvenuta e effettiva dissociazione. In particolare, ad “Marco Rossi”, dimessosi dalle cariche di presidente, amministratore delegato e membro del consiglio di amministrazione della società alfa in data 12 giugno 2015, è subentrata nei medesimi ruoli Laura Rossi, che risulta essere sua figlia. Lo stesso Marco Rossi ha conferito la sua quota (20%) di partecipazione in ditta Alfa alla ditta Beta, facendo così ascendere al 100% la partecipazione di quest’ultima nella prima. In tal modo, inoltre, Marco Rossi ha acquisito il 20% della stessa ditta Beta. Peraltro, non è contestato che le quote della Ditta Beta «sono possedute per intero dalla Famiglia Rossi», né che amministratore unico della stessa Ditta Beta sia Angela Bianchi, coniuge del Rossi. In sintesi, l’amministrazione della società Alfa è tuttora in controllo della famiglia Rossi, posto che dal verbale del 29 giugno 2015 si evince che i membri del consiglio di amministrazione sono Laura Rossi, Franco Rossi, Giuseppina Rossi e Angela Bianchi, mentre l’amministratore unico della ditta Beta, con competenza di ordinaria e straordinaria amministrazione, risulta essere la coniuge di Marco Rossi e quest’ultimo è divenuto socio dalla medesima Ditta Beta. Inoltre, non è controverso, essendo anzi stato espressamente riconosciuto dalla ricorrente principale che la Ditta Alfa è «sottoposta alla direzione e coordinamento (art. 2497 cod. civ.) della Ditta Beta, dapprima titolare dell’ottanta per cento del capitale sociale e, allo stato, socio unico della società ricorrente». Si è dunque in presenza di una situazione in fatto in cui i vincoli di parentela e affinità testé elencati, e la partecipazione sociale e la partecipazione di Marco Rossi al capitale della società controllante sono indici che non consentono di escludere che la guida della società sia rimasta in capo a un soggetto destinatario di condanna preclusiva della partecipazione ai pubblici incanti, o che questi comunque la influenzi o concorra alla determinazione dell’indirizzo dei poteri gestori“.

Scritto da Elvis Cavalleri

Avvocato. Senior partner della società TrasP.A.re, specializzata in contratti pubblici; laureato in giurisprudenza, in scienze e gestione dei servizi (scienze della pubblica amministrazione) ed in scienze del servizio sociale; esperienza decennale in qualità di dipendente di pubbliche amministrazioni nella gestione di gare d'appalto; curatore scientifico del portale giurisprudenzappalti.it