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DURC irregolare dopo l’aggiudicazione

Tar Puglia, Lecce, Sez. III, 31 ottobre 2017, n. 1682

Una ditta si vede revocata l’aggiudicazione di un appalto poiché questa è venuta a trovarsi, nel corso della procedura di gara (e, precisamente, nel periodo intercorrente tra l’aggiudicazione e la stipula del contratto) in situazione di irregolarità contributiva, come evincibile dal DURC irregolare all’uopo richiesto dalla Stazione Appaltante per la stipula del contratto.

La ditta  asserisce l’illegittimità del D.U.R.C. emesso il 27 aprile 2017, con esito “non regolare”, per violazione dell’art. 4 del D.M. 30 gennaio 2015 (concernente il c.d. “invito alla regolarizzazione”, istituto già previsto dall’art. 31, comma 8 del Decreto Legge n. 69/2013), in considerazione, essenzialmente, dell’avvenuta rateizzazione/regolarizzazione della situazione contributiva, con efficacia retroattiva, all’esito dell’invito alla regolarizzazione ad essa rivolto dall’I.N.P.S. in data 30 marzo 2017 (sicché il D.U.R.C. negativo sarebbe frutto di un “mero errore del sistema” e, “ad ogni modo, contrario alla disciplina di cui al richiamato D.M.”), e che comunque il debito contribuitivo non aveva il carattere della definitività .

Il Tar Puglia, Lecce, Sez. III, 31 ottobre 2017, n. 1682, respinge il ricorso avverso il provvedimento di revoca richiamando i principi consolidati in materia afferma che:

L’impresa … deve essere in regola con i relativi obblighi fin dalla presentazione della domanda e conservare tale regolarità per tutto lo svolgimento della procedura” (Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria 4 maggio 2012, n. 8), sicchè (Consiglio di Stato, 31 agosto 2015, n. 4043) “il requisito della regolarità dei versamenti contributivi” deve “permanere per tutta la durata della procedura di gara, sino alla stipula del contratto (…), senza alcuna soluzione di continuità” e non è “unicamente un presupposto legittimante per la presentazione della domanda di partecipazione o per la successiva aggiudicazione”, considerato pure che “la frammentazione della rilevanza del requisito della regolarità contributiva … rende possibili esiti elusivi che aggirano gli obblighi imperativi ed inderogabili alla cui tutela è funzionalizzato il requisito stesso”, sicchè restano “irrilevanti eventuali adempimenti tardivi dell’obbligazione contributiva (cfr. da ultimo, Cons. Stato, Sez. V, 29/4/2016, n. 1650; Sez. III, 9/3/2016, n. 955)” (Consiglio di Stato, V, 29 maggio 2017, n. 2529).

Tale principio, “già chiaramente espresso dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, 4/5/2012, n. 8, non è superato dall’articolo 31 (Semplificazioni in materia di DURC), comma 8, del D.L. 21/6/2013, n. 69 (Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia), convertito con modificazioni dalla L. 9/8/2013, n. 98, sull’invito alla regolarizzazione, a norma del quale, ai fini della verifica per il rilascio del DURC, «in caso di mancanza dei requisiti per il rilascio di tale documento gli Enti preposti al rilascio, prima dell’emissione del DURC o dell’annullamento del documento già rilasciato, invitano l’interessato […] a regolarizzare la propria posizione entro un termine non superiore a quindici giorni, indicando analiticamente le cause della irregolarità».

Ciò è stato recentemente ribadito dall’Adunanza Plenaria di questo Consiglio di Stato, con le sentenze 29/2/2016, n. 5 e 6, con le quali si è chiarito che anche dopo detto art. 31 non sono consentite regolarizzazioni postume delle posizioni previdenziali, perché l’impresa dev’essere in regola con l’assolvimento degli obblighi previdenziali e assistenziali fin dalla presentazione dell’offerta e conservare tale stato per la durata della procedura di aggiudicazione e del rapporto con la stazione appaltante: sicché rimane irrilevante l’eventuale adempimento tardivo dell’obbligazione contributiva, posto che l’invito alla regolarizzazione (il c.d. preavviso di DURC negativo), già previsto dall’art. 7, comma 3, del D.M. 24/10/2007 e ora recepito dall’art. 31 predetto, opera solo nei rapporti tra impresa ed ente previdenziale” (Consiglio di Stato, V, cit., n. 2529/2017; v. anche Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria, 25 maggio 2016, n. 10).

Neppure può ritenersi insussistente il requisito della definitività dell’accertamento, posto che, con ogni evidenza, la stessa Società, proprio con la formulazione dell’istanza di rateizzazione (ed anche della richiesta di remissione del debito amministrativo ad Equitalia), ha espressamente riconosciuto la sussistenza (an) del debito contributivo nella misura (quantum) dalla stessa indicata.

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Scritto da Elvis Cavalleri

Senior partner della società TrasP.A.re, specializzata in contratti pubblici; laureato in scienze e gestione dei servizi (scienze della pubblica amministrazione) ed in scienze del servizio sociale; laureando in giurisprudenza; esperienza decennale in qualità di dipendente di pubbliche amministrazioni nella gestione di gare d'appalto; curatore scientifico del portale giurisprudenzappalti.it