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appalto ristorazione scolastica: il corretto inquadramento degli assistenti mensa

Tar Puglia, Lecce, sez. II, 11 giugno 2018, n. 982

Qual è il corretto corretto inquadramento degli assistenti mensa nell’ambito di un appalto per la ristorazione scolastica? È ammesso il VII livello?

Risposta negativa arriva dal Tar Puglia, Lecce, sez. II, 11 giugno 2018, n. 982

“Secondo giurisprudenza consolidata “è ammissibile che le imprese concorrenti espongano dei valori del costo del lavoro inferiori a quelli fissati dalle tabelle ministeriali di riferimento, tanto che la giurisprudenza ha da tempo chiarito che: 1) i valori del costo del lavoro risultanti dalle tabelle ministeriali non costituiscono un limite inderogabile, ma semplicemente un parametro di valutazione della congruità dell’offerta, con la conseguenza che l’eventuale scostamento da tali parametri delle relative voci di costo non legittima di per sé un giudizio di anomalia (cfr. fra le tante, Consiglio di Stato, sez. III, n. 1743 del 2 aprile 2015, Sez. V, n. 3937 del 24 luglio 2014); 2) nondimeno, ciò non significa che il concorrente possa discostarsi in maniera palese dai valori tabellari senza offrire alcuna giustificazione, poiché i costi medi tabellari, seppure non costituiscono parametri inderogabili, sono indici di adeguatezza dell’offerta, con la conseguenza che è ammissibile l’offerta che da essi si discosti purché lo scostamento non sia eccessivo e vengano salvaguardate le retribuzioni dei lavoratori, così come stabilito in sede di contrattazione collettiva; 3) spetta al concorrente allegare e provare le condizioni che consentono tale abbattimento, anche in relazione alle possibili economie che le diverse singole imprese possono conseguire (pure con riferimento al costo del lavoro), ma sempre nel rispetto delle disposizioni di legge e dei contratti collettivi (cfr. Consiglio di Stato, sez. III, n. 1743 del 2 aprile 2015; Consiglio di Stato, sez. III, 3 luglio 2015, n. 3329)” (Tar Milano, sez. IV, 9 gennaio 2017, n. 20).

Nel caso in esame, La Fenice ha giustificato la propria offerta con l’inquadramento di 48 dipendenti con la funzione di assistente al servizio mensa nell’VIII livello, precisando poi in giudizio, che si debba in realtà considerare il VII livello poiché non esistente l’VIII livello.

Tale inquadramento non può essere ritenuto corretto.

L’art. 290 del CCNL prevede che: appartengono al livello sesto super “i lavoratori in possesso di adeguate capacità tecnico-pratiche, comunque acquisite, che eseguono lavori di normale complessità e cioè: … – addetto servizi mensa intendendosi per tale il lavoratore con mansioni promiscue e fungibili, che partecipa alle preparazioni dei cibi con aiuto significativo alla cucina, alla loro distribuzione e provvede alle operazioni di pulizia, riordino e riassetto dei locali, impianti, dotazioni e attrezzature della mensa, che abbia compiuto un anno di anzianità nel settore”; appartengono al livello sesto “i lavoratori che richiedono un normale addestramento pratico ed elementari conoscenza professionali e cioè: … addetto ai servizi di mensa con meno di un anno di anzianità nel settore”; infine, appartengono al livello settimo “i lavoratori che svolgono semplici attività con macchine già attrezzate e cioè: … personale di qualifica e/o pulizia addetto alla sala, cucina, office, magazzino e relative dotazioni (compresi gli interni di cucina bar e ristoranti)”.

Pertanto, dalla semplice lettura del CCNL emerge come i 48 dipendenti con la funzione di assistente al servizio mensa debbono essere inquadrati nel VI livello super, qualora abbiano un’anzianità superiore a un anno, oppure nel VI livello qualora abbiano meno di un anno di anzianità.

Nel livello VII, cioè quello individuato da La Fenice, non rientrano gli addetti al servizio mensa ma solo il personale di pulizia e fatica.

Come correttamente rilevato dalla sentenza del Tar Puglia, Bari, richiamata dalla CIR ricorrente, “la peculiarità dell’addetto al servizio mensa, previsto dalla CCNL quale figura intermedia tra il cameriere – secondo cuoco mensa (livello V) e il personale di fatica e pulizia (livello VII), consiste proprio nello svolgimento, all’interno dell’unico servizio svolto, di mansioni promiscue e fungibili. Così individuata la predetta figura categoriale, il discrimine tra l’inquadramento nel livello VI e VI super degli addetti a tale servizio è poi fissato dall’art. 290 CCNL dal diverso livello di professionalità acquisito dal personale, per effetto della pregressa anzianità di almeno un anno nel settore” (Tar Puglia, Bari, sez. I, 9 luglio 2015, n. 983).

Non può poi convenirsi con La Fenice nel ritenere che “anche ad inquadrare il personale nel 6° livello, l’offerta sarebbe comunque giustificata” (p. 2, memoria La Fenice del 12 febbraio 2018).

Si determinerebbe, infatti, in tal modo, una modifica dell’offerta non ammissibile.

Sul punto vanno richiamati condivisi principi giurisprudenziali per i quali “in sede di gara il corretto svolgimento del procedimento di verifica presuppone l’effettività del contraddittorio (tra amministrazione appaltante ed offerente), di cui costituiscono necessari corollari: l’assenza di preclusioni alla presentazione di giustificazioni ancorate al momento della scadenza del termine di presentazione delle offerte; la immodificabilità dell’offerta ed al contempo la sicura modificabilità delle giustificazioni, nonché l’ammissibilità di giustificazioni sopravvenute e di compensazioni tra sottostime e sovrastime, purché l’offerta risulti nel suo complesso affidabile al momento dell’aggiudicazione e a tale momento dia garanzia di una seria esecuzione del contratto” (Cons. St., sez. V, 30 ottobre 2017, n. 4978).

In conclusione, la verifica di congruità effettuata dalla stazione appaltante è connotata da illogicità o erroneità fattuale, limiti entro i quali il giudice amministrativo può sindacare le valutazioni della pubblica amministrazione.

La fondatezza della censura esaminate presenta carattere pienamente satisfattivo della posizione giuridica azionata dalla ricorrente, con la conseguenza che sussistono le condizioni per ritenere assorbite le ulteriori doglianze articolate nel ricorso principale e nel ricorso per motivi aggiunti (cfr. Cons. St., sez. V, 16 marzo 2016, n. 1057; Cons. St., Ad. Pl. n. 5/2015)”.

Scritto da Elvis Cavalleri

Senior partner della società TrasP.A.re, specializzata in contratti pubblici; laureato in giurisprudenza, in scienze e gestione dei servizi (scienze della pubblica amministrazione) ed in scienze del servizio sociale; esperienza decennale in qualità di dipendente di pubbliche amministrazioni nella gestione di gare d'appalto; curatore scientifico del portale giurisprudenzappalti.it