in

Ancora sulla modificabilità dei costi per la manodopera indicati in offerta

Tar Campania, Napoli, sez. II, 5 aprile 2019, n. 1910

I costi per la manodopera indicati in offerta ex art. 95 comma 10 del Codice, sono da ritenersi modificabili in sede di spiegazioni per verificare l’anomalia dell’offerta?

L’odierno Tar Campania, Napoli, sez. II, 5 aprile 2019, n. 1910 risponde negativamente, e si accoda alle seguenti pronunce:

T.A.R. Lombardia, Milano, sez. I, 03 gennaio 2019, n.1;

T.A.R. Veneto, Venezia, sez. I, 07 febbraio 2019, n. 1965.

Cliccando qui è invece possibile constatare l’orientamento opposto, che la ritiene opzione percorribile.

Non resta che armarsi di pazienza ed attendere una pronuncia del giudica di appello, che si ritiene confermerà l’orientamento maggiormente rigoroso, in quanto le decisioni adottate dal Consiglio di Stato sull’assolutamente speculare tema “oneri sicurezza” sembrano convergere in tal senso.

Ad ogni modo ecco il caso scrutinato dal Collegio partenopeo.

La ricorrente deduce che l’aggiudicataria avrebbe meritato l’esclusione dalla procedura per aver modificato la propria offerta economica nelle giustificazioni fornite ai fini della verifica di anomalia, in quanto a fronte di costi della manodopera originariamente esposti in € 30.280,04, avrebbe poi indicato nelle giustificazioni prodotte costi della manodopera ammontanti ad € 60.558,40, spalmati su due anni e pari ad € 30.279,20 per singolo anno.

Secondo il Collegio “la censura è fondata e merita accoglimento, essendo pacifica e comprovata dalle emergenze processuali la sussistenza della lamentata discrasia tra costi della manodopera emarginati nell’offerta economica dell’aggiudicataria e costi della manodopera quantificati nei giustificativi presentati dalla stessa aggiudicataria in sede di procedimento di verifica dell’anomalia; in particolare, è palese che i costi della manodopera di cui all’offerta economica, evidentemente calcolati in base alla durata dell’appalto fissata in 18 mesi dal disciplinare di gara, coincidono quasi interamente con i costi annuali della manodopera indicati nelle giustificazioni, con la conseguenza che tali ultimi costi, rapportati alla prevista durata dell’appalto pari a 18 mesi, vengono ad essere inevitabilmente superiori di circa il 50% rispetto ai costi della manodopera specificati nell’offerta economica, tanto vero che la stessa chiariva nelle giustificazioni che i costi della manodopera distribuiti su due anni (forse in caso di sperata proroga del servizio per ulteriori 6 mesi, come contemplato dal bando di gara) ascendevano a complessivi € 60.560,00 (arrotondamento di € 60.558,40)”.

Secondo il Collegio “la modifica, contenuta nelle giustificazioni, dei costi della manodopera comporta un’inammissibile rettifica, effettuata in corso di gara ed in sede di verifica dell’anomalia, di un elemento costitutivo essenziale dell’offerta economica, che non è suscettivo di essere immutato nell’importo al pari degli oneri aziendali per la sicurezza, pena l’incisione degli interessi pubblici, posti a presidio delle esigenze di tutela delle condizioni di lavoro e di parità di trattamento dei concorrenti, sottesi alla specifica individuazione di entrambe tali voci di costo, come imposta dall’art. 95, comma 10, del d.lgs. n. 50/2016; soccorre, al riguardo, il recente e condivisibile orientamento del massimo giudice amministrativo, che ha avuto modo di sottolineare, proprio con riguardo agli oneri aziendali per la sicurezza e con un ragionamento logicamente estensibile ai costi della manodopera, quanto segue: “7. – vero, come sostiene l’appellante, che il giudizio sull’anomalia postula un apprezzamento globale e sintetico sull’affidabilità dell’offerta nel suo complesso (cfr. ex multis Cons. St., sez. IV, 26 febbraio 2015, n. 963) e che, nel contraddittorio procedimentale afferente al relativo segmento procedurale, sono consentite compensazioni tra sottostime e sovrastime di talune voci dell’offerta economica, ferma restando la sua strutturale immodificabilità (Cons. St., sez. VI, 10 novembre 2015, n. 5102). – altrettanto vero, tuttavia, che, secondo giurisprudenza costante, l’applicazione di tali principi incontra il duplice limite, in generale, del divieto di una radicale modificazione della composizione dell’offerta (da intendersi preclusa), che ne alteri l’equilibrio economico (allocando diversamente rilevanti voci di costo nella sola fase delle giustificazioni), e, in particolare, di una revisione della voce degli oneri di sicurezza aziendale, che, quale elemento costitutivo dell’offerta, esige una separata identificabilità ed una rigida inalterabilità, a presidio degli interessi pubblici sottesi alla relativa disciplina legislativa. Diversamente opinando, infatti, si perverrebbe all’inaccettabile conseguenza di consentire un’indiscriminata ed arbitraria modifica postuma della composizione dell’offerta economica (nella fase del controllo dell’anomalia), con il solo limite del rispetto del saldo complessivo, il che si porrebbe in contrasto con le esigenze conoscitive, da parte della stazione appaltante, della sua struttura di costi, e, segnatamente, degli interessi sottesi alla specifica individuazione degli oneri di sicurezza aziendale (…), che resterebbero in tal modo irrimediabilmente vanificati. Si finirebbe, in tal modo, per snaturare completamente la funzione e i caratteri del subprocedimento di anomalia, trasformando inammissibilmente le giustificazioni, che, nella disciplina legislativa di riferimento, servono a chiarire le ragioni della serietà e della congruità dell’offerta economica, in occasione, secundum eventum, per una sua libera rimodulazione, per mezzo di una scomposizione e di una diversa ricomposizione delle sue voci di costo (per come dettagliate nella domanda di partecipazione originaria), che implicherebbe, peraltro (oltre ad una evidente lesione delle esigenze di stabilità ed affidabilità dell’offerta), anche una violazione della par condicio tra i concorrenti. (cfr., in questi termini, da ultimo, Cons. Stato, III, n. 962/2016). 8. L’applicazione di tali principi alla fattispecie oggetto del giudizio determina il rigetto dell’appello. 8.1. Nel caso di specie, infatti, l’appellante non si è limitata a rimodulare la quantificazione di singole voci di costo, ma ha modificato elementi essenziali dell’offerta, variando in maniera significativa l’importo dei costi per la sicurezza e quello dei costi per il personale.” (così Consiglio di Stato, Sez. V, 24 aprile 2017 n. 1896)”.

La conclusione cui perviene il giudice napoletano, stante la non consentita modificazione dei costi della manodopera compiuta in occasione della fase di verifica dell’anomalia, è nel senso dell’esclusione dalla gara della società aggiudicataria.

Cosa ne pensi?

0 points
Upvote Downvote

Total votes: 0

Upvotes: 0

Upvotes percentage: 0.000000%

Downvotes: 0

Downvotes percentage: 0.000000%

Scritto da Elvis Cavalleri

Senior partner della società TrasP.A.re, specializzata in contratti pubblici; laureato in scienze e gestione dei servizi (scienze della pubblica amministrazione) ed in scienze del servizio sociale; laureando in giurisprudenza; esperienza decennale in qualità di dipendente di pubbliche amministrazioni nella gestione di gare d'appalto; curatore scientifico del portale giurisprudenzappalti.it