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Rinvio a giudizio ed illeciti professionali (ovvero il RUP magistrato)

Tar Lombardia, Milano, sez. I, 16 maggio 2019, n. 1120

Ancora sulla (illogica) rilevanza del mero rinvio a giudizio al fine dell’integrazione della causa di esclusione connessa agli illeciti professionali.

Ecco la (per certi versi assurda) pronuncia Tar Lombardia, Milano, sez. I, 16 maggio 2019, n. 1120.

Nella sostanza, secondo l’odierno Collegio, una richiesta di rinvio a giudizio non è certamente ostativa all’adozione di un provvedimento di esclusione da una gara d’appalto in quanto costituente illecito professionale, non essendo infatti a tal fine necessario che il procedimento penale avviato a carico di un concorrente si sia concluso con una sentenza di condanna a suo carico.

Tuttavia, dice il Collegio “una richiesta di rinvio a giudizio, sebbene per gravi reati, in assenza di un autonomo accertamento dei fatti idonei a configurare un grave illecito professionale da parte della stazione appaltante, e di una congrua motivazione sul punto, non può di per sé essere sufficiente a giustificare un provvedimento amministrativo di esclusione, spesso suscettibile di arrecare gravissimi pregiudizi all’operatore economico, e in taluni casi, la cessazione della sua attività“.

Quindi, secondo il TAR meneghino, “mentre nel processo penale deve essere raggiunta la prova piena degli elementi del reato contestato, un’amministrazione aggiudicatrice che intenda escludere un operatore economico, deve invece solo dimostrare i fatti che ne rendano dubbia l’integrità ed affidabilità“.

Pertanto, “il giudizio con cui una stazione appaltante accerti la sussistenza di un grave illecito professionale, non può essere incentrato su un automatismo, e pertanto, sulla mera sussistenza di una richiesta di rinvio a giudizio, richiedendo invece un’articolata ed autonoma motivazione“.

Per tali ragioni “il mero richiamo alla richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero, posta a fondamento del provvedimento impugnato, in assenza di ulteriori ed autonome valutazioni da parte della stazione appaltante, non costituisca “mezzo adeguato” di prova della sussistenza di un grave illecito professionale di cui all’art. 80 c. 5 lett. c) cit., dovendosi pertanto accogliere il presente ricorso“.

Il RUP, quindi, deve prima superare un concorso in magistratura, poi analizzare gli atti del procedimento penale, poi avallare o smentire le argomentazioni del pubblico ministero mediante un autonomo accertamento dei fatti (sic!), e poi rilevare se risulta integrata un’ipotesi di illecito professionale. Facile no?

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Scritto da Elvis Cavalleri

Senior partner della società TrasP.A.re, specializzata in contratti pubblici; laureato in scienze e gestione dei servizi (scienze della pubblica amministrazione) ed in scienze del servizio sociale; laureando in giurisprudenza; esperienza decennale in qualità di dipendente di pubbliche amministrazioni nella gestione di gare d'appalto; curatore scientifico del portale giurisprudenzappalti.it