in

Formula matematica: inversione numeratore/denominatore

Tar Campania, Napoli, sez. Viii, 24 settembre 2018, n. 5582

Alla commissione giudicatrice è consentito invertire numeratore e denominatore, correggendo così un errore logico nella formula matematica prevista dal disciplinare di gara?

Secondo il Tar Campania, Napoli, sez. VIII, 24 settembre 2018, n. 5582  la risposta è assolutamente negativa. Secondo noi, come da argomentazione a fine articolo, il TAR ha torto.

la commissione giudicatrice non poteva (dopo la presentazione delle domande e l’apertura delle buste) modificare la formula aritmetica dettata dal bando, ancorché incompleta o inapplicabile, e procedere all’attribuzione del punteggio relativo all’offerta economica, in quanto la condotta della commissione ha pregiudicato l’applicazione uniforme delle regole nei confronti di tutti i partecipanti, con conseguente illegittimità dell’intero procedimento di valutazione (cfr. Consiglio di Stato, Sez. VI, 2 marzo 2017, n. 978); pertanto nel caso di specie la mera modifica della formula aritmetica prevista dal bando mediante l’inversione del numeratore e del denominatore deve ritenersi sufficiente ai fini del determinare l’illegittimità della procedura e il conseguente annullamento della determina di aggiudicazione oggetto di impugnazione, al di là dell’intento del bando stesso, e tenuto conto della poca chiarezza del riferimento del bando stesso al prezzo più basso ed in particolare se dovesse intendersi il prezzo migliore per l’amministrazione aggiudicatrice o peggiore, perché con ribasso più basso”.

Come anticipato non siamo d’accordo con la decisione.

Anzitutto il richiamo alla sentenza Consiglio di Stato, Sez. VI, 2 marzo 2017, n. 978 è inconferente: questa si riferiva infatti a diversa fattispecie, dove l’inversione tra numeratore e denominatore era dovuta all’interpretazione del concetto di “sconto” quale “sconto percentuale” oppure quale “prezzo scontato”. La decisione si riferiva dunque ad un profilo sostanziale del processo matematico sotteso alla formula, idoneo a configurare scenari profondamente diversi se impiegata in funzione del valore assoluto piuttosto che del ribasso percentuale rispetto alla base d’asta, certamente idonei a discriminare la convenienza economica.

Avrebbe giovato invece un richiamo alla corretta interpretazione fornita dal Consiglio di Stato, 22 marzo 2017, sez. V, n. 1186, dove, su fattispecie identica, il Supremo consesso si è espresso nei termini che seguono:

“Se invece la medesima inversione dei termini del rapporto venisse fatta tra questi ultimi, i ribassi inferiori a quello massimo otterrebbero un punteggio addirittura superiore a quello di 20, perché la grandezza maggiore verrebbe posta al numeratore e nel rapporto con il ribasso del singolo concorrente darebbe quindi luogo ad un coefficiente superiore ad uno.

Così resi evidenti gli effetti paradossali cui condurrebbero gli assunti dell’appellante, che l’amministrazione resistente ha doverosamente corretto in sede di gara rettificando un evidente errore materiale” (in termini Tar Lombardia, Milano, 29 settembre 2017, n. 1893Tar Abruzzo, L’Aquila, 17 dicembre 2015, n. 830),

Insomma, se il bando è chiaro in relazione al significato da attribuire ai fattori della formula (valore economico o ribasso percentuale) la mera inversione degli stessi, volta ad emendare un mero errore materiale e ripristinare la logicità del funzionamento della formula stessa, non può costituire illegittimità, ma atto doveroso per il seggio giudicante.

Scritto da Elvis Cavalleri

Senior partner della società TrasP.A.re, specializzata in contratti pubblici; laureato in giurisprudenza, in scienze e gestione dei servizi (scienze della pubblica amministrazione) ed in scienze del servizio sociale; esperienza decennale in qualità di dipendente di pubbliche amministrazioni nella gestione di gare d'appalto; curatore scientifico del portale giurisprudenzappalti.it