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Stima del valore della concessione: un Tar fuori dal coro non la ritiene imprescindibile

Tar Veneto, Venezia, 26 marzo, 2018, n. 348

Stima del valore della concessione: un Tar fuori dal coro non la ritiene imprescindibile (cfr. Tar Veneto, Venezia, 26 marzo, 2018, n. 348).

“Parte ricorrente lamenta la violazione dell’art. 167 del DLgs n. 50/2016 laddove, al I comma, impone di indicare il valore stimato delle concessioni, affermando che l’omessa indicazione, provocando una situazione di “estrema incertezza” nella formulazione dell’offerta, “costituisce causa di annullamento di tutti gli atti relativi alla procedura in oggetto, con necessità di procedere alla rinnovazione della stessa”.

Il motivo non merita condivisione.

(…) premesso che la giurisprudenza amministrativa è ondivaga sulla necessità, quale requisito sine qua non di legittimità della gara, di indicare il fatturato presunto del servizio oggetto di concessione (cfr., in senso positivo, CdS, V, 20.2.2017 n. 748; CdS, III, 18.10.2016 n. 4343; TAR Napoli, VIII, 28.11.2017 n. 5596; TAR Firenze, II, 14.2.2017 n. 239; contra, CdS, III, 8.6.2017 n. 2781; TAR Milano, IV, 24.3.2017 n. 706; TAR Roma, II, 24.3.2016 n. 3756; TAR Lecce, II, 17.12.2015 n. 3609) – deve osservarsi che se è vero che l’invocata norma impone all’Amministrazione di indicare il valore presunto dell’affidamento (la cui mancanza può effettivamente rendere difficoltosa la partecipazione alla gara delle imprese interessate), va da sè che qualora quest’ultima non sia in grado di ottemperare alla predetta prescrizione per motivi oggettivi (perché, per esempio, il servizio viene affidato per la prima volta, oppure perché – siamo in presenza di una concessione, non di un appalto di servizi – il concessionario uscente non ha voluto fornire il relativo dato), è tenuta a fornire gli elementi conosciuti in grado di consentire ai concorrenti di formulare un’offerta seria (e cioè, per esempio, le indicazioni circa il potenziale bacino di utenza del servizio da affidare, i costi ed i benefici correlati al servizio stesso, la base d’asta riferibile ai corrispettivi pagati dai precedenti gestori, etc.).

Né tale conclusione si pone in contrasto con quanto precedentemente sostenuto da questa stessa sezione con la sentenza 7.3.2017 n. 231, atteso che ivi, nell’affermarsi la non surrogabilità del parametro indicato dalla legge avvalendosi della “stima del numero dei possibili utenti”, non si era contestualmente dato atto – diversamente dal caso di specie – che l’Amministrazione non conosceva il valore economico della concessione.

Ebbene, premesso – lo si ribadisce – che nel caso di specie l’Amministrazione sanitaria non era in possesso del fatturato ricavabile dai servizi oggetto di gara (e ciò sia perché trattavasi di una gara nuova, sia perché la ricorrente, gestore uscente degli identici servizi concessionati dalla ex ASL n. 18, pur essendo un dato parziale rispetto a quello ricavabile dai servizi ora posti in gara, non lo aveva fornito), quest’ultima ha fornito – né poteva fare altro – tutti gli elementi in proprio possesso utili ai concorrenti per formulare un’offerta consapevole, così come consapevole, peraltro, l’ha formulata la stessa ricorrente (che si è collocata a “11 centesimi di punto” dall’aggiudicataria: cfr. il doc. 8 della ricorrente).

Ed invero l’ASL Polesana ha precisato, negli atti della procedura (cfr. il decreto n. 832/2015 di indizione della gara da parte dell’ex ASL n. 18, successivamente revocato con deliberazione n. 577/2017 dell’ASL n. 5 che ha contestualmente indetto la nuova gara), che “per il nuovo appalto di gestione sono stati considerati i ricavi complessivi dei n. 2 precedenti contratti attivi così come dei costi, in termini di energia e d’impiantistica, che l’Azienda Ulss 18 sostiene per concedere l’espletamento di tali servizi negli spazi già individuati ed è stato stimato un introito pari ad € 46.265,51/mese (IVA 22% non compresa) per un totale complessivo di €. 2.775.930,52 per un periodo complessivo di 3 anni eventualmente rinnovabile per altri 2”; e che (cfr. il disciplinare, pag. 7) i costi di manodopera sono stati stimati “indicativamente pari a € 510.000,00/anno”; ed ha, inoltre, individuato il prezzo a base d’asta – evidentemente correlato al potenziale bacino di utenza – per ciascuna struttura oggetto di gestione in concessione (idem, pag. 7).

Deve dunque convenirsi sul fatto che l’Amministrazione, priva della conoscenza dell’effettivo valore della concessione, ha comunque fornito tutti gli elementi a sua disposizione dai quali i concorrenti, operatori del settore, potevano pacificamente trarre – come peraltro hanno tratto tutti e tre i partecipanti alla gara, compresa la stessa ricorrente – il potenziale fatturato derivante dalla gestione del servizio.

Né, altresì, va sottaciuto che la ricorrente aveva diretta conoscenza degli indici di fatturato conseguibili con la gara di cui si controverte in quanto essa è il gestore uscente dei servizi stessi, ancorchè limitatamente a quelli inseriti nel territorio di competenza dell’ex ASL n. 18: è, peraltro, operatore economico del settore particolarmente introdotto, atteso che nella relazione illustrativa della propria offerta tecnica ha affermato di gestire “oltre 60 esercizi in ambito ospedaliero” e di essere presente “con ben n° 20 punti vendita” nella sola Regione Veneto (cfr. il doc. 6 dell’ASL, pagg. 14 e 15)”.

Scritto da Elvis Cavalleri

Senior partner della società TrasP.A.re, specializzata in contratti pubblici; laureato in giurisprudenza, in scienze e gestione dei servizi (scienze della pubblica amministrazione) ed in scienze del servizio sociale; esperienza decennale in qualità di dipendente di pubbliche amministrazioni nella gestione di gare d'appalto; curatore scientifico del portale giurisprudenzappalti.it