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Anche senza contratto la decisione spetta all’A.G.O.!

Tar Toscana, Sez. I , 10/05/2019 , n. 693

Le controversie nella  fase esecutiva del rapporto sono di competenza del giudice ordinario.

Il principio vale a prescindere dal fatto che il contratto sia stato o meno stipulato, poiché  la natura della controversia (e la conseguente individuazione del giudice avente giurisdizione su di essa) va determinata sulla base di elementi obiettivi e non può dipendere dalla decisione delle parti di sottoscrivere o meno un atto negoziale.

Questa la decisione di Tar Toscana, Sez. I , 10/05/2019 , n. 693.

Viene alla decisione dei giudici toscani il ricorso presentato da impresa che, affidataria della fornitura di software per un sito internet istituzionale, impugna la revoca dell’aggiudicazione adottata dall’Ente a seguito del collaudo negativo della fornitura.

Il Tar Toscana dichiara il ricorso inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo , perché  viene in rilievo una vicenda relativa alla fase esecutiva del rapporto.

Essa pertanto è connotata da situazioni soggettive da qualificarsi in termini di diritti soggettivi, con conseguente devoluzione della relativa controversia alla giurisdizione dell’A.G.O. (cfr., sul principio generale, Cassazione civile, Sez. unite, n. 10160 del 2003, n. 4425 del 2007, n. 29425 del 2008 e n. 391 del 2011; Consiglio di Stato, Sez. III, n. 450 del 2009).

Il Tar ribadisce che  le controversie inerenti al collaudo di opere pubbliche (ma ciò vale anche nel caso di appalti aventi ad oggetto servizi o forniture) esorbitano dall’ambito cognitivo proprio della giurisdizione del giudice amministrativo, atteso che le attività riferite allo stesso rientrano pienamente nell’ambito di un rapporto negoziale che, a partire dall’affidamento, si connota per l’assenza di poteri autoritativi (cfr. Cassazione civile, Sez. unite, 6.9.2010, n. 19049; T.A.R. Sicilia, Palermo, Sez. I, 20.7.2012, n. 1596; Sez. II, 20.10.2005, n. 3450; T.A.R. Lazio, Roma, Sez. III, 29.12.2008, n. 12364; T.A.R. Trento, 13.0.2005, n. 246; T.A.R. Campania, Napoli, Sez. I, 17.11.2003, n. 13607).

Anche se l’Amministrazione ha denominato il proprio provvedimento come revoca della aggiudicazione, occorre stabilire la qualificazione giuridica dell’atto.

Qualificazione che spetta  al giudice che deve operarla, tenendo conto del suo contenuto sostanziale e non del nomen juris ad esso attribuito dalla p.a.

Essendo l’ aggiudicazione l’atto conclusivo di una procedura di gara (non importa se negoziata o meno) l’annullamento o la revoca della stessa presuppone la valorizzazione di vizi di legittimità o di merito inerenti tale procedimento o relativi alle fasi che lo hanno preceduto.

Invece, qualora, come è accaduto nella specie, l’atto adottato sia fondato su presupposti inerenti la qualità o la quantità della prestazione promessa non vengono in questione tratti inerenti la procedura di gara ma elementi inerenti la fase esecutiva del rapporto la cui cognizione appartiene al giudice ordinario.

Ciò vale a prescindere dal fatto che il contratto sia stato o meno stipulato, atteso che la natura della controversia (e la conseguente individuazione del giudice avente giurisdizione su di essa) va determinata sulla base di elementi obiettivi e non può dipendere dalla decisione delle parti di sottoscrivere o meno un atto negoziale.

Il ricorso è inammissibile.

Scritto da Roberto Donati

Laureato in scienze politiche, appassionato di diritto con esperienza ventennale nella pubblica amministrazione in qualità di responsabilità del settore gare ed appalti, ed attuale responsabile del servizio Affari Generali della Siena Parcheggi Spa (società in house del Comune di Siena).