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Il Testo Unico delle Leggi Sanitarie è ancora in vigore!

Riflessioni a voce alta sull’articolo 260 del RD 27/07/1934, n. 1265.

La notizia che la Magistratura sta pensando di utilizzare l’articolo 260 del RD 27/07/1934, n. 1265[1] per contrastare le violazioni delle disposizioni finalizzate alla prevenzione della diffusione del COVID-19 merita un piccolo approfondimento.

In primo luogo perché costituisce un segnale forte della drammaticità del momento, con la Magistratura che ricorda, legge alla mano, che l’inosservanza degli ordini delle autorità in materia di igiene e sanità pubblica è sanzionata duramente.

In secondo luogo perché, proprio mentre si attende la “chiusura” pressoché totale dell’Italia con un nuovo Decreto del Presidente del Consiglio, questo implica la necessità che gli “ordini” siano chiari .

Ricordiamo dunque che l’articolo 4 comma 2 del DPCM 8 marzo 2020 recita:

  1. Salvo che il fatto costituisca piu’ grave  reato,  il  mancato rispetto degli obblighi di cui al presente decreto e’ punito ai sensi dell’articolo 650 del codice penale, come previsto dall’art. 3, comma4, del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6.

Il DPCM dunque, rinvia all’articolo 650 del Codice Penale[2], reato contravvenzionale la cui applicazione in casi di violazione di provvedimenti per ragioni di igiene non è però del tutto pacifica.

Si è ritenuto infatti che l’art. 650 sanzioni l’inosservanza al provvedimento dato dall’Autorità per ragioni d’igiene e sanità pubblica soltanto se tale condotta non sia repressa già da altra norma giuridica[3].

Per cui, nella situazione che stiamo vivendo, effettivamente, l’applicazione dell’articolo 260 del Regio Decreto 1265/1934 ha una sua piena legittimità.

Si veda ad esplicita conferma la Sentenza Cassazione Penale Sez. I, 27-07-2000, n. 8578, che sebbene si esprimesse su altra vicenda, ha comunque ricordato che l’applicazione dell’art. 260 R.D. 1265/1934 presuppone un pericolo concreto e attuale …., di diffusione delle malattie infettive (cfr. al riguardo le sentenze della III Sezione 3/7/64, – rv. 99246; 29/1/65, – rv. 99449; 16/5/68, – rv. 108635).

L’aspetto che però merita di essere maggiormente evidenziato, in questa alluvione di Decreti legge, Decreti del Presidente del Consiglio, Ordinanze Ministeriali, Ordinanze Regionali, Ordinanze dei Sindaci, etc.. è la necessità della massima chiarezza dei provvedimenti.

Perché, in riferimento proprio all’articolo 260 del RD 1265/1934 , la Cassazione Penale, Sez. VI, 20 marzo 1982, n.3128 ( udienza 22 gennaio 1982 ) ha stabilito:

Ai fini dell’applicabilità dell’art. 260 r. d. 27 luglio 1934, n. 1265, per stabilire se un determinato provvedimento possa essere qualificato come ordine occorre riferirsi al suo contenuto intrinseco e al suo aspetto formale, tenendo presente che costituiscono ordini i provvedimenti con i quali la p. a. impone obblighi di dare, di fare o di non fare.

Mi sento di dire pertanto che può essere “utile” anche la minaccia di sanzioni molto severe, ma in primo luogo necessita chiarezza ( anche se è evidente come non sia semplice per nulla ri-organizzare con un semplice colpo di barra la complessità della nostra società ).

La speranza è dunque quella di poter disporre di indicazioni chiare e puntuali, affinché ciascuno possa, con i propri comportamenti, contribuire a vincere la drammatica sfida che abbiamo davanti.

Dunque calma e lucidità, perché il momento richiede soprattutto questo.

Siena, 22 marzo 2020

Roberto Donati

[1] Art. 260

Chiunque non osserva un ordine legalmente dato per impedire l’invasione o la diffusione di una malattia infettiva dell’uomo è punito con l’arresto fino a sei mesi e con l’ammenda da lire 40.000  a 800.000.

Se il fatto è commesso da persona che esercita una professione o un’arte sanitaria la pena è aumentata

 

[2] 650. Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità. Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 206

 

[3] Cassazione Penale, Sez. I, 03/02/1983, n. 3682 All’inosservanza di un provvedimento legittimamente adottato dall’autorità in materia di igiene è applicabile la sanzione prevista dall’art. 650 c. p. tutte le volte in cui non ne sia prevista dalla legge sanitaria una specifica (ordinanza del sindaco emessa ai sensi dell’art. 217 tuls).

 

Scritto da Roberto Donati

Laureato in scienze politiche, appassionato di diritto con esperienza ventennale nella pubblica amministrazione in qualità di responsabilità del settore gare ed appalti, ed attuale responsabile del servizio Affari Generali della Siena Parcheggi Spa (società in house del Comune di Siena).