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Accesso agli atti nei confronti di gestore di pubblico servizio

Tar Lazio, Roma, Sezione Terza Ter , 27/ 06 / 2019 , n. 8392

Una Cassa Edile ha indirizzato richiesta di accesso agli atti ai sensi degli artt. 22 e ss. della l. 241/90, a soggetto gestore di pubblico servizio, nella qualità di committente dei lavori e/o forniture per conoscere  le categorie dei lavori affidati ad un ‘impresa.

La Cassa Edile aveva  lo scopo di verificare se tali lavori rientrassero nelle tipologie di lavorazioni tipizzate dal relativo CCNL per l’edilizia ( con l’obbligo di iscrizione alla Cassa ) , per controllare la corretta applicazione dello stesso CCNL, anche in relazione alla sussistenza dei presupposti per il rilascio della certificazione di regolarità contributiva e per la possibilità di conseguire e/o affidare appalti pubblici.

A seguito del silenzio del gestore di pubblico servizio la Cassa Edile ricorreva al Tar per l’ostensione della documentazione richiesta.

Tar Lazio, Roma, Sezione Terza Ter , 27/ 06 / 2019 , n. 8392 , accoglie il ricorso.

L’interesse sostanziale che la Cassa Edile intende perseguire mediante la richiesta di accesso agli atti , affermano i giudici romani, è quello della tutela dei propri diritti ad ottenere il contributo dovuto nelle ipotesi previste.

Risulta che la richiesta di accesso agli atti ed il relativo ricorso giurisdizionale siano correttamente radicati in quanto gli atti di cui si chiede l’ostensione rientrano nel perimetro di incidenza della L. 241/90.

Infatti, l’art 22 co.1 lett e) della legge n. 241/90 stabilisce che per pubblica amministrazione si intendono “tutti i soggetti di diritto pubblico e i soggetti di diritto privato limitatamente alla loro attività di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o comunitario”; l’art 23 della medesima legge dispone che “il diritto di accesso di cui all’articolo 22 si esercita nei confronti delle amministrazioni, delle aziende autonome e speciali, degli enti pubblici e dei gestori di pubblici servizi (…)”. La disciplina dell’accesso agli atti risulta inerire anche ai gestori di pubblici servizi….

Come chiarito dal Consiglio di Stato (cfr. Cons. Stato, Ad. Plen., 28 giugno 2016, n. 13; Cons. di Stato, sez. VI, 9 novembre 2010, n. 7977), “occorre un collegamento, anche indiretto, tra la documentazione oggetto della pretesa ostensiva ed un pubblico interesse che soddisfi la ratio legis della trasparenza della sfera di azione amministrativa”. Nella presente fattispecie il collegamento è rappresentato dall’essere la richiesta di ostensione collegata ad atti di gestione di un pubblico servizio.

Alle considerazioni difensive del gestore il Tar ricorda  che alla pubblica amministrazione non è consentito negare l’accesso agli atti opponendo ragioni di merito che ineriscono solo alla sfera di valutazione dell’istante. La giurisprudenza, infatti, è ferma nel ritenere che “La p.a. nel riscontrare l’istanza di accesso, non può sostituire una propria e singolare valutazione circa la conferenza dell’atto richiesto alle oggettive esigenze di collegamento dell’atto – obiettivo o secondo la prospettazione del richiedente – con la situazione soggettiva da tutelare e circa l’esistenza di una concreta necessità di tutela. In sintesi, non è consentito alla p.a. un apprezzamento, nel merito, circa la fondatezza della pretesa e/o le strategie difensive dell’interessato” (cfr. T.A.R. Lazio Roma Sez. I bis n.9461 del 19/09/2018).

Da ultimo, si rileva che, contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa di parte resistente, la giurisprudenza amministrativa è ferma nel ritenere che il diritto di accesso ai documenti amministrativi, laddove sia esercitato per “curare o difendere un interesse giuridico”, prevale sul segreto commerciale o industriale in senso lato cd. know how. A tal proposito il T.A.R. Liguria Genova Sez. I, 18/03/2019, n. 233 ha recentemente affermato che “Il diritto all’accesso agli atti per fini difensionali prevale sulle eventuali contrapposte esigenze di riservatezza delle informazioni di rilievo industriale o commerciale delle imprese controinteressate, che in ogni caso, possono trovare adeguate tutele nel differimento o nel parziale oscuramento dei dati richiesti”.

Conseguentemente, il ricorso è fondato e, annullato il provvedimento tacito di rigetto, va ordinata l’ostensione degli atti richiesti nel termine di 30 giorni dalla comunicazione/notificazione della  sentenza.

Scritto da Roberto Donati

Laureato in scienze politiche, appassionato di diritto con esperienza ventennale nella pubblica amministrazione in qualità di responsabilità del settore gare ed appalti, ed attuale responsabile del servizio Affari Generali della Siena Parcheggi Spa (società in house del Comune di Siena).